Benvenuto Settembre! Salutiamo l’autunno

 

Evento sconti del gruppo Io compro su Etsy Made in Italy
Evento del gruppo Io compro su Etsy made in Italy https://m.facebook.com/events/1985346871726022/

Benvenuto Settembre!
Ebbene è il momento di tornare alle solite attività e salutare le vacanze.
Ma settembre ci riserva ancora splendide giornate e smaglianti colori.
Ed anche tante novità per un allegro Benvenuto Settembre!

Per salutare l’autunno vi invito a esplorare l’iniziativa presa dal gruppo di creative italiane di Io compro su Etsy – Made in Italy https://m.facebook.com/groups/IoComproSuEtsy

Dal 30 agosto al 3 settembre le artigiane ( e gli artigiani) del gruppo vi accolgono con una campagna di sconti per il Benvenuto Settembre! https://m.facebook.com/events/1985346871726022/

Troverete creazioni di ogni genere: gioielleria, arte, sartoria, pelletteria, articoli per la casa, per i bimbi con tanti interessanti sconti.

Potrete approfittarne per allietare il rientro dalle vacanze sorridendo con un “Benvenuto settembre” oppure potreste già mettere da parte qualche regalino per Natale!

E perché non gioire semplicemente di questi sconti per concedervi qualcosa di particolare?

In ogni caso vi consiglio di visitare l’evento e comunque di iscrivervi al gruppo https://m.facebook.com/groups/IoComproSuEtsy/  dove avrete occasione anche in seguito di trovare creazioni originali e di qualità e richiedere oggetti speciali postando sul gruppo la vostra richiesta.
Intanto godetevi questo Benvenuto settembre.

 

 

 

Il cappello e le sue regole: quando e quale cappello indossare. Tu sai scegliere il piú adatto all’occasione per sfuttare al meglio la sua eleganza?

Dame con il cappello
Donne dell’800 con il cappello (Pixabay free)

Il cappello oggi è indossato raramente per questo diamo un’occhiata alle regole per portarlo al meglio.

Il cappello ha un suo galateo che ci dice quando, quale e come indossarlo.  Se un tempo il cappello era l’accessorio immancabile sia per l’uomo che per la donna oggi al contrario è poco frequente indossarlo.
Possiamo quindi avere dubbi o addirittura commettere errori di bon ton nel suo uso.
E se decidiamo di non seguire le regole del galateo, facciamolo consapevolmente e quindi andiamo a conoscerle.

L’UOMO CON IL CAPPELLO
Iniziamo con i signori uomini per i quali le regole sono poche e difinite.
Per gli uomini è di rigore togliere il cappello in Chiesa, nei luoghi pubblici in genere, nelle scuole, negli uffici, al ristorante ed anche al bar.
E con buona pace di tutti gli uomini, il cappello va tassativamente tolto quando si entra in una casa, anzi di più va tolto ancor prima del cappotto!  Quindi nessun berretto o cappello in casa di amici. In nome del bon ton dovrete rinunciare al vostro look, questa è la regola!

Cari signori vi è concesso solamente di tenere il cappello alla stazione e sui mezzi pubblici.

E cosa dovete fare del vostro copricapo quando incontrate una signora?
Se semplicemente la incrociate per strada potrete salutarla toccando leggermente la tesa del cappello, questo vale anche per il saluto ad un altro uomo.
Ma se vi fermate a parlare con una signora, in segno di rispetto dovrete togliere il cappello.
Quando togliete il cappello dovete tenerlo in mano con la parte interna rivolta verso di voi: agli altri l’interno del vostro cappello deve restare decorosamente celato.

Insomma signori  se indossate il cappello fatelo secondo le regole!

LE SIGNORE ED I LORO CAPPELLI

Ben diverse le regole di galateo per noi signore. Molto più composite e complesse.

Innanzitutto le signore non tolgono il cappello in chiesa, nei luoghi pubblici, nei ristoranti. Anzi in chiesa la tradizione vorrebbe le donne con il capo coperto, a celare i peccaminosi capelli delle figlie di Eva.
 In ogni caso è buona norma per le signore togliere il cappello al cinema, a teatro specialmente in caso di copricapo importanti che ostruirebbero la visione, pena l’essere odiate dai nostri vicini di fila. E questa è una regola inderogabile, induscutibile!

Oltre a questo è richiesto alle signore di togliere il cappello: in casa propria anche quando stanno ricevendo. Insomma se date una festa non mettetevi il cappello, magari un cerchietto, quello sì è ammesso, ma direi comunque non troppo elaborato.

Anche in in casa di amici per le occasioni informali meglio non indossare cappelli, ed anche qui un civettuolo piccolo fascinator non stona.

Ovviamente niente cappello sul posto di lavoro! Sarebbe anche scomodissimo a dir la verità.

Possiamo comunque decidere liberamente in qualsiasi momento di togliere il nostro cappello: iniziamo un pranzo al ristorante con il cappellino? Siamo stufe? Ci ingombra? Possiamo liberamente toglierlo.

IL TIPO DI CAPPELLO E LE SUE OCCASIONI

I cappelli per signora hanno svariate foggie e misure.

La regola fondamentale è che la misura della tesa decresce con l’avanzare della giornata.

Ampia tesa al mattino sino al primo pomeriggio e poi via libera a cappelli con piccola o nessuna tesa.

 

Per arrivare alla sera quando potremo sbrigliare la nostra fantasia con deliziosi fascinator e cérchietti con veletta magari.

Tuttavia, ed è un mio personale parere, oggi un bel cerchiett, un piccolo fascinator poteemmo concedercelo sin dal mattino, un tocco di fantasia per allietare la nostra giornata! Potremmo evitare i più  fantasiosi con velette impegnative, che andranno benissimo per le nostre serate.

L’epoca d’oro del cappello? Date un’occhiata https://unsognointesta.it/la-cloche-il-cappello-degli-anni-20/

CAPPELLI E MATRIMONI
Certo oggi una delle occasioni più importanti per sfoggiare un cappello è partecipare ad un matrimonio.

Tradizionalmente era la madre della sposa ad indicare alle invitate se potevano indossare il cappello: se lei decideva di indossarlo le altre signore si dovevano uniformare alla sua scelta.

Un tempo sugli inviti per cerimonie e occasioni formali era esplicitamente indicato “en chapeau” togliendo ogni dubbio, un atto di gentilezza verso gli ospiti.

Oggi invece si lascia maggiore libertà alle invitate sulla decisione di indossare o meno il cappello. Ed è indipendente da ciò che deciderà la madre della sposa.
Certo se sappiamo che la madre della sposa non sfoggierà un cappello e noi invece non aspettavamo altro per indossarne uno, evitiamo di sceglierlo troppo imponente a tesa larghissima. Teniamoci su uno stile più sobrio.

Matrimoni molto eleganti e formali richiedono immancabilmente il cappello.

Le regole di base da tener d’occhio sono le seguenti:

Per matrimoni che si celebrano al mattino via libera a cappelli con larghe tese.

Per i matrimoni pomeridiani e serali la tesa si riduce sino a scomparire, è il momento di piccoli pillbox e fantasiosi cerchietti.

In caso di ricevimento all’aperto le signore non posson togliere il cappello neppure a pranzo, ed è quindi consigliabile scegliere un copricapo confortevole e non eccessivamente ingombrante o in alternativa essere dotate di un forte autocontrollo per sopportare in testa un cappello sopra le righe!

Se il ricevimento è al coperto il cappello va tolto quando ci si siede a tavola.

Continueremo invece ad indossare fascinator, cerchietti e piccoli cappelli.

E la sposa?

La sposa può decidere di indossare il cappello al posto del velo, specialmente se il matrimonio non si svolge in chiesa, non si è al primo al primo matrimonio e non si è più giovanissime.

Potrá  scegliere un cappello con ampia tesa o un piccolo fascinator.

Così come per l’abito il cappello tutto bianco è riservato alla sposa.

Il cappello poi dovrà essere intonato alla stagione, assolutamente da evitare un cappello in paglia, seppur magnifico, per una cerimonia a dicembre!

Varietà nella città. Lo spazio, il viaggiare, le scoperte, gli antichi mestieri. Cosa ami scoprire in una città? Io amo la sua varietà le sue unicità e tu?

Città e varietà nel loro aspetto attività artigianali non massificate
Varietà delle città: elogio del differente

Amo viaggiare perché amo la varietà delle città e la diversità che ogni paese mi offre.

Il viaggio equivale a vivere un luogo  anche respirandone il quotidiano.

Un quotidiano differente che ho sempre assaporato passeggiando per le vie delle città, perdendo tempo a naso in su per le vie tra negozi e vetrine e mercati e la conseguente varietà di immagini, odori, suoni.

Ultimamente con mio grande dispiacere mi capita di passare da un luogo all’altro, da una città all’altra trovando una sequenza pressoché identica di catene commerciali.
Negozi uguali l’uno all’altro, ovunque.

Stessi abiti, oggetti, immagini, in gran parte uguali ovunque.

Cercare il negozio diverso è sempre più arduo, lo si trova nascosto in vie toccate dal turista solo marginalmente e magari fortuitamente.

E sempre più spesso queste attività scompaiono.

Tempo fa a Madrid ho scovato un guantaio!

E mi è tornato alla mente di quando anche nella mia città vedevo i guantai!

Certo è mutato il modo di vestire ed acquistare. È vero.
La globalizzazione,  ovvio: dei marchi, degli acquisti, dei gusti.

Non ho nulla contro le grandi catene, anzi in realtà qualcosa lo avrei, ma questo fa parte di altri temi https://unsognointesta.it/moda-etica-e-cappelli/

Il fatto è che amo la varietà che le molte attività umane possono dare all’ambiente in cui viviamo.

Tanti negozi artigianali, tante piccole attività commerciali offrono ai nostri occhi e alla nostra mente e al nostro cuore fantasia ed individualità.

Volete mettere il guantaio, il cappellaio, l’ebanista e quanti altri antichi mestieri vi possano tornare alla mente? Che varietà potrebbe esserci nelle città!

Piuttosto che una distesa di grandi marchi identici ovunque?

E poi chi ci dice che incappando nelle belle vetrine del guantaio, presi da improvvisa passione noi non ci si compri guanti fatti a mano, invece di quelli di qualche più diffusa catena commerciale?

Il desiderio, l’idea del differente nasce anche e soprattutto così: con la vista, con il poter vedere!

Ma se ciò che ci è permesso vedere è l’uniformità, il desiderio sarà sempre sopito.

Tante piccole attività differenti, rendono inconfondibili città e quartieri.

 E permettono  di desiderare e scegliere produzioni non massificate ed esprimere l’individualità di ciascuno.

Ci allontanano dall’essere l’oggetto passivo di strategie di vendita e ci restituiscono la nostra autonomia, la possibilità di un consumo consapevole, diverso.

Permettono di serbare una memoria nascosta dei luoghi che attraversiamo, una memoria fatta dall’immagine, dal ricordo di un piccolo laboratorio, di un negozio.

Ecco tutto questo noi perdiamo con la massificazione dei consumi.

Ed allora è importante, importantissimo quando viaggiamo ed anche nelle nostre stesse città, nei nostri luoghi, cercare mercati dove gli artigiani si mostrino, trovare piccoli e meno piccoli laboratori dove ci sia chi crea con originalità e sapienza.

Perché la diversità fa vivere il cuore e la mente.
Rende le nostre città uniche ed inconfondibili.
Rende noi unici ed inconfondibili.

Acquisti in rete. Novità per l’handmade italiano

È risaputo, noi Italiani facciamo pochi acquisti in rete.

E quando compriamo scegliamo alcuni grandi giganti delle vendite on line.

Eppure… Potremmo fare acquisti in rete diversamente.

Molte creative e creativi italiani hanno uno shop su Etsy, il più grande sito di vendita dedicato proprio ai prodotti handmade.

Nei loro shop sono disponibili per i nostri acquisti in rete molti prodotti unici, creati con sapienza e passione ed amati dal mercato estero. 

Eppure per gli acquisti in rete fatti nel mercato italiano, questi artisti sono quasi sconosciuti.

Per farsi  apprezzare anche dagli acquirenti italiani un nutrito gruppo di artisti ha creato su Facebook un gruppo tramite cui acquistare in rete le creazioni di artigiani italiani presenti su Etsy.
Il gruppo è  Io Compro Su Etsy -MADE IN ITALY

Come funziona?

Semplice, iscrivetevi al gruppo e iniziate a sfogliare le offerte che troverete. Contattate l’artigiano per avere informazioni e poi potrete acquistare da Etsy, con tutte le garanzie di sicurezza che questo grande marketplace adotta.

MA LE NOVITÀ NON SONO FINITE

Ora viene la più interessante E DIVERTENTE.

Cercate un articolo per un regalo particolare? Per la festa della mamma? Il matrimonio di una amica?

PUBBLICATE VOI STESSE UN POST DI RICERCA.

Questo tipo di post si chiama ISO, cioè un post IN CERCA DI… (IN SEARCH OF)
Spiegate nel post ISO cosa desiderate trovare e le creative e i creativi del gruppo vi risponderanno pubblicando nei commenti i link degli articoli che rispondono a ciò che cercate.

E se non avete le idee chiare di ciò che desiderate?

Nessun problema, sarà sufficiente un post ISO generico, di questo tipo:

“ISO Cerco un regalo per il compleanno di mia sorella.nCompie 30 anni. Ama viaggiare ed è sportiva. Avanti con le vostre proposte”

Ed ora potrete divertirvi a scegliere tra i tanti articoli che vi saranno mostrati!

Nulla di più semplice, rapido e divertente.

E potrete acquistare creazioni originali, fatte con cura e tutte MADE IN ITALY.

Buoni acquisti su

 Io Compro Su Etsy – MADE IN ITALY https://www.facebook.com/groups/IoComproSuEtsy/

gruppo iso acquisti made in italy su etsy
Gruppo ISO Io Compro su Etsy Made in Italy

 

 

La cloche, il cappello delle affascinanti flapper degli anni ’20, oggi attuale e rinnovato con fantasia ed un pizzico di follia. Fa per te?

Intramontabile cloche

La cloche è un cappello dalla semplice forma a “campana” che ancora molto attuale e amato.

I primi esemplari risalgono alla fine dell’800, erano in paglia, e furono indossati per prime dall’Imperatrice d’Austria e dalla Granduchessa di Toscana.

Alcune “campane” in paglia finissima sono ancora conservate nel Museo della paglia di Signa.

Ma è negli anni ’20 che questo copricapo, lanciato dalla modista francese Caroline Reboux (https://theredlist.com/wiki-2-23-1249-1253-view-1920s-profile-caroline-reboux-2.html) diventa vera e propria icona, immancabile accessorio nel guardaroba di ogni donna.

La cloche e la seduzione

Il cappello a campana scendeva sul viso sino a ricoprire gli occhi.

Celava lo sguardo e costringeva chi lo indossava a sollevare il volto per guardare l’interlocutore.

Un affascinante gioco di occhiate nascoste e svelate.

Bellissime cloche complici nell’eterno gioco della seduzione.

La Cloche e l’Art déco

Questo cappello con il quale si scopre una nuova semplicità nelle sue linee essenziali, non poteva non collegarsi alle correnti artistiche del momento.

Così ben presto seguì il gusto dell’ Art Déco e le eleganti cloche, irrinunciabili accessori per ogni “flapper”, si arricchirono di perle, piume e spille.

In passato la comunicazione avveniva con ampio uso di simboli, che permettevano di aggirare convenzioni sociali e morali.

La cloche e le sue decorazioni divennero così strumenti di comunicazione senza usare le parole.

Un nastro a forma di treccia comunicava che la donna che lo indossava ,anche se non ufficialmente fidanzata, aveva già  impegnato il suo cuore.

Un nastro a forma di arco significava che la donna era libera e che stava guardandosi intorno per scegliere un compagno.

Semplicità e perizia

La forma essenziale e lineare di questo cappello richiedeva alla modista la più grande precisione ed abilità nel modellarla.

Esso deve seguire alla perfezione le linee del capo, quasi fosse modellato sulla stessa testa di chi lo indosserà.

Cappello solo apparentemente semplice quindi, dietro al quale si cela la perizia dell’artigiana.

Oggi una cloche rimpicciolita nelle dimensioni, che non scenda a ricoprire gli occhi, ma incornici il viso, si adatta bene alle esigenze della vita quotidiana ed alla sua frenesia.

Possiamo far uscire questo classico accessorio dagli schemi del cappello elegante e renderlo non solo attuale, ma portatore di un pizzico di follia abbinando la  purezza della sua linea con colori inconsueti ed anche azzardati. 

Cappelli a cloche in rosa verde nero grigio fucsia
Cloche in differenti colori

I cappelli li potete trovare sul mio shop Un sogno in testa

http://unsognointesta.etsy.com

 

 

 

 

Sconto? Per favore non chiedermelo

Uno sconto! È troppo costoso!

cappelli in esposizione sul banco di un mercato handmade e quale sconto è possibile
Cappelli in esposizione in un mercato handmade

Lo sconto, la trattativa sul prezzo, chi tra artigiani, creativi, crafter, non si sente fare la richiesta pressante, talvolta indecorosa di un consistente sconto?

Credo capiti a tutti, a chi più a chi meno frequentemente di vedersi chiedere una riduzione di prezzo.

Per non parlare poi di coloro che semplicemente guardano le tue creazioni e ti dicono con aria scandalizzata che sono esageratamente costose. Forse non te lo dicono, ma lo fanno capire benissimo. Direi di questi non parliamone!

 

Ora è ovvio che il prezzo della mia creazione tu eventuale acquirente puoi trovarlo eccessivo, per tanti differenti motivi, compreso quello semplice che il mio prodotto non ti piace abbastanza per pagarlo quel che chiedo.

Posso ben capire che sia così, io vendo cappelli e so bene quante possano essere le incertezze relative ad un acquisto simile: “lo indosserò? Forse no, forse non so, è bellssimo, amo i cappelli, non oso però”.

 

E poi ci sono coloro per i quali la trattativa sul prezzo rientra nella tradizione, è elemento immancabile di una vendita, anzi lo spuntare il prezzo migliore è ciò che dá sodisfazione nell’acquisto. Uestione di tradizioni, appunto.

È tutto giusto, comprensibile!

Ma…

Ci sarebbe un ma…

Sì perché la richiesta dello sconto, vi prego cari probabili o improbabili compratori, meditatela per un attimo.

Nel momento in cui vi preparate, più o meno pronti al combattimento, al corpo a corpo, con chi sta dalla parte opposta del banco di vendita, fermatevi e pensate.

Quell’oggetto sul quale inizierete un dura trattativa, per ottenere un irrinunciabile sconto, non è un oggetto qualsiasi:

Non è prodotto in serie.

È il frutto di un lavoro di molte molte ore.

Un lavoro manuale ed un lavoro di progettazione, perché altrimenti il mio manufatto potrebbe risultare un obbrobrio, ed in tal caso altro che sconto ci vorrebbe!

Un lavoro di ricerca dei materiali, oggi più che mai attento nel lavoro artigianale nella scelta di materiali di qualità,  naturali, spesso anche sostenibili ecologicamente, quindi ricerca di materiali di riciclo.

I materiali naturali hanno costi elevati e non sono sempre facili da reperire  e così i materiali ecologicamente sostenibili, riciclati, richiedono ore ed ore di ricerche.

In ciò che voi acquistate poi troverete ciò che non vedete, le attrezzature per creare.

Perché handmade non significa che non uso attrezzature, anzi spesso sono costosissime, ad esempio le teste di modisteria che si usano per fare cappelli sono difficili da trovare, ormai rare e fatte a loro volta a mano da pochi artigiani.

Quindi nel prezzo che io e tanti altri indichiamo  è compreso tanto lavoro ed anche come dicevo in un altro post una scelta precisa riguardante il tipo di mondo in cui vogliamo vivere e vogliamo far vivere i nostri figli. https://unshttps://unsognointesta.it/moda

Forse tutto questo non basta a convincere che quel prezzo é giusto?

Ebbene c’é un ultimo argomento e non è il meno importante.

Io come tutti gli altri creativi, non sono solo un produttore, ma anche un compratore a mia volta.

Quindi anche io mi trovo a dover fare i conti cin la rsaltà dela vita, con i suoi costi, non solo con quelli relativi a ciò che creo.

Non sono un grande negozio, non sono l’inarrivabile,  irraggiungibile, immateriale, grande catena distributiva.

Sono materialmente su questa terra.

Questo vuol dire che mi faccio grande scrupolo nel momento in cui devo determinare a quanto metterò in vendita la mia creazione.

Ci sono regole e manuali per determinare il prezzo, c’é la regola del mercato, la legge della domanda e dell’offerta.

E poi ci sono io.

Io con le mie riflessioni.

Ciò che creo ha un suo prezzo determinato dalle formule.

In realtà è un prezzo che ridetermino sulka base del mio pensiero.

Un pensiero che tiene conto della realtá, della crisi.

Soprattutto tiene conto di quanto sia importante riuscire a proporre, anche a chi normalmente non sceglierebbe una creazione artigianale, un manufatto unico, bello, di qualità.

Perché chi crea con le proprie mani non è lontano e non ha come suo dio il profitto.

Questo per dirvi che il prezzo che vi propongo è stato pensato e ridotto il più possibile, ancorché possa sembrarvi caro.

È un prezzo che mi permetterà di investire in altri materiali per altre creazioni, di aggiornarmi e formarmi per migliorare sempre e ancora.

È un prezzo che io ho determinato con coscienza e che ritengo onesto.

Quindi chiedetemi perché un mio cappello ha quel costo, chiedetemi informazioni sui materiali, sulle tecniche e sui tempi di escuzione, chiedetemi alternative ai materiali più costosi e troveremo una soluzione.

Ma per favore non chiedetemi lo sconto.

 

 

 

 

 

 

 

Moda etica e cappelli. Scegliere non solo per l’estetica

decorazioni in pura seta esempio di moda etica
Decorazioni fatte a mano

Io faccio cappelli perché mi piace farli e cerco di farli al meglio delle mie capacità, ma altrettanto importante è che io ritenga si collochino in un settore di moda etica.

Da alcuni tempi si fa un gran parlare di moda etica,penso ci si debba accostare ad essa con serietà.

Anche quando si fanno solo cappelli, ,anche solo per passione.

Forse ad un primo guardare non vi paiono poi molto diversi da quelli che trovate in qualsiasi negozio di una grande catena della vostra città, potreste anche preferire quelli dei marchi, competitivi nel prezzo e nella varietà di colori e modelli.

Ciò che è importante nel mio cappello e che lo rende morale non è la decorazione più bella, curata e neppure il fatto che non è prodotto in serie bensì un pezzo unico.

Certo ci sono questi elementi ed io amo quando, dato l’ultimo punto, tagliato l’ultimo filo, so che quel cappello è unico ed è stupendo. Scegliere  per ogni creazione un nastro piuttosto che una piuma, un colore piuttosto di un altro, questo è cio che amo fare.

Ma non è cio che dovreste amare voi, o almeno non è solo quello che dovreste amare. La differenza vera, importante é questa:
io non ho  prodotto il mio cappello usando il lavoro di donne e bambini e uomini sottopagati e trattati come schiavi.

Il mio è un semplice manufatto magari non più bello di quello delle grandi catene di moda, ma ho usato solo il mio lavoro, la mia fatica, il mio sacrificio, con una scelta libera.

Il mio cappello potrebbe anche non essere fatto meglio di ciò che potreste trovare nei mille negozi che sono in tutte le città.

Forse potrebe piacervi meno, in fin dei conti non esiste in tutte le misure ed in ogni variante di colore, tessuto, decorazione.

Effettivamente la produzione industriale ha i suoi vantaggi: varietà a non finire.

Io produco individualmente, non posso battere la grande distribuzione, non offrirò mai la stessa varietà di un identico articolo.

ll mio cappello handmade non é probabilmente neppure conveniente nel prezzo.

Non posso fare economie.

Il materiale che impiego ha dei cisti, elevati perché di qualitá.

Non godo di sconti perché non acquisto in grande quantità.

Non posso produrre molto, lavorando da sola, quindi ogni prodotto viene a costarmi di più rispeto a chi può crearne un grande numero.

L’unico elemento sul quale posso risparmiare è il mio lavoro.

In ogni caso devo però retribuire il mio impegno.

Con tutti questi limiti ciò che io creo è un cappello etico e forse pare scomodare una parola troppo nobile per un accessorio di moda,  ma in fin dei conti non è così.

Rifiutare forme di lavoro indignitose, compete ad un campo elevato, compete alle scelte morali.

Perché ci rimanda al tipo di società in cui vogliamo vivere

Preferisco avere un guardaroba pieno di ogni cosa, tantissimi cappelli ad esempio,  a poco prezzo, creati sfruttando il lavoro e la salute altrui?

Bene ho fatto la mia scelta per la sicietà in cui ritengo adeguato vivere.

Accetto di poter vivere con un numero minore di abiti, accessori e quant’altro, ma prodotti in modo più etico?

Anche qui ho fatto la mia scelta di società.

Possiamo forse dirci che in fin dei conti si tratta solo di abiti e cappelli e orecchini e che non con questi si fa la storia.

No, anche con questo si fa la storia: perché dove si genera sfruttamento, povertà, laddove l’ingiustizia e la diseguaglianza sono sistema di vita, lá nasce violenza ed anche il nostro piccolo mondo, con il nostro amato guardaroba non ne sarà indenne.

Per questo anche un cappello può dare la differenza, per questo possiamo scegliere una moda etica.

E tutti coloro che vi offrono creazioni fatte a mano, insieme al loro lavoro ed alle loro abilità, vi offrono un pezzettino di moralità.

E non è poco.

 

Capelli icone di stile. Quando il cappello diventa un accessorio determinante.

Cappelli icone di stile? È possibile?

E chi è la vera icona di stile in tema di cappelli? Dove va il nostro pensiero se immaginiamo cappelli e soprattutto cappelli eleganti e particolarissimi?

A lei ovviamente, la regina Elisabetta, che nella sua vita ha sfoggiato cappelli di ogni foggia e colore con tale classe da divenire di una icona di stile per tutti gli amanti del mondo del cappello.

Certo il cappello in Inghilterra é ben altra cosa che non da noi.

Lo si indossa con disivoltura, lo si ama e non lo si teme.

E certo, facile indossare anche i cappelli più fantasiosi in un paese amante del cappello … si diventa icone di stile e non personaggi stravaganti.

Direte voi.

Ma noi no, non possiamo: troppo estroso altro che cappelli  icone di stile.

Invece pensiamo un momento, in questo gran turbinio che è la vita e ricordiamo foto di attori e attrici che spesso indossano il cappello, oppure modelli e modelle nelle sfilate di moda:

non è vero che il cappello completa la bellezza di una donna, mentre    ad uomo attribuisce un tocco di fascino in più?

Eppure la  paura di apparire, il timore di essere vistosi,  impedisce di indossare il cappello anche a coloro che lo amano.

Quante persone guardano desiderose un cappello, ma desistono, impaurite dall’eventualità di apparire troppo bizzarre?

Quale  grande condanna l’uniformità di stile.

Proviamo a riconquistare la nostra autonomia di scelte per il nostro aspetto indossando cappelli icone di stile.

E come vorrei gridare che con un bel cappello rinasce la parte migliore di noi, quella fantastica, unica, individuale e preziosa.

Ed allora indossiamo i cappelli che più amiamo, i più classici o i più estrosi ed avremo un look unico in barba all’anonima uniformità!

Ma ciò che è più importante avremo liberato la nostra fantasia, ci saremo per un momento staccati  dall’ ossequio alle convenzioni della moda massificata e ci sentiremo davvero speciali

Quindi osiamo osiamo e osiamo!

 

 

 

 

Il trilby, cappello intramontabile per uomo e donna. E tu indosseresti un fantastico trilby?

Trilby in paglia di carta nero sbiadito con nastro gross grain nero
Trilby

Il trilby è un cappello intramontabile, amato da uomini e donne.

Il trilby è molto simile al Borsalino, ma se ne differenzia per la tesa molto più stretta e lievemente rivolta all’insú nella parte posteriore.

Questo particore lo rende un pochino irriverente: ed è questo il motivo per cui è amato dai giovani.

Un cappello privo di formalità che si indossa con piacere ed infatti lo troverete in molte foto indossato dalle star del mondo dello spettacolo.

Il trilby é il preferito di ragazze e ragazzi  che lo portano in svariati colori, nella versione invernale in feltro ed in quella simpaticissima in paglia.

Nella foto potete vedere una versione  di un trilby molto particolare in una paglia scolorita sino per ottenere un effetto “scolorito al sole” Il cappello è poi rifinito con un brillante nastro rosso e contrariamente al solito la tesa è bordata con nastro gossgrain grigio e come ultimo arricchimento  è anche decorata con una cucitura rossa.

Il cappello in foto è davvero l’esmpio di come un trilby si presti ad ogni rivisitazione.

Un cappello moderno dunque, attuale, attualissimo,  ma con  una sua storia, come tutti i cappelli, in fin dei conti.

Il  suo nome deriva da una commedia teatrale messa in scena nel 1894,  “Trilby” di George du Maurier,   durante la prima rapresentazione la protagonista indossava un cappello simile.

Inizialmente il cappello era quindi indossato solo dalle donne.

Fu solo intorno agli anni 20 che questo modello iniziò a diventare popolare tra gli uomini tanto  da divenire un cappello esclusivamente maschile. Stranamente le donne erano state escluse dall’indossare questo copricapo, che invece era nato proprio su una testa femminile.

Il trilby ora è a pieno titolo  unisex e l’altra metà del cielo si è riappropriata di un cappello che, a parer mio, è davvero splendido nella sua capacità di essere antionformista.

Un piccolo consiglio: se desiderate un trilby compratelo e mettetelo, non lasciatevi fermare dall’idea che sia troppo giovanile: il cappello in foto l’ho visto indossato da una elegante e matura signora ed era un binomio perfetto!

Quindi osate perché il trilby sta bene a tutti e a tutte.

 

 

Borsalino bianco per uomo

Cappello uomo in paglia di carta colore bianco modello borsalito doppio nastro in griss grain grigio e rosso
Cappello uomo estate. stile borsalino

Un borsalino estivo per lui, ma anche adatto ad una lei, un colore non colore che meglio non potrebbe richiamare alla memoria luoghi assolati.

Un cappello  reso particolare dal doppio nastro in gross grain, grigio e rosso.

Il giusto cappello per attenuare con stile il caldo estivo.